Il nashi

8 giugno 2014 § Lascia un commento

nashiNel mio giardino c’è un albero nashi, un pero giapponese. I frutti sono rotondi e simili a una mela, mentre la buccia è tipica del pero. Sono sugosi, dolciastri e la pasta è morbida. Un pero particolare, insomma.
Ha un’altra caratteristica: fruttifica ogni anno abbondantemente. I suoi frutti non incontrano molto il nostro gusto – anche se altri ne vanno ghiotti – e quindi capita che maturino e rimangano appesi ai rami per la gioia di vespe e vesponi. Poi cadono a terra e marciscono finché qualcuno li raccoglie per buttarli nella fossa biologica.
Una fine poco gloriosa per una pianta che non richiede alcun trattamento se non la potatura. Non viene nemmeno bagnata e quindi si fa bastare la pioggia, quando c’è.
E’ da quanto ha cominciato a fruttificare, cioè appena piantata, che il nashi si comporta così. Fa la sua parte, in abbondanza e in eccellenza.
Il nashi non è solo: accanto ci sono due peri, quelli classici delle nostre terre, due meli, un fico, susini di diversi tipi, ciliegi. E questi non sempre fruttificano: sentono le stagioni e le piogge, sentono il secco e il gelo. Eppure di questi ne andiamo ghiotti e ci dispiace quando fra i loro rami non troviamo i frutti attesi un anno.
ll nashi assiste a queste dinamiche e non cambia di una virgola: fruttifica in abbondanza e in eccellenza, nonostante anche lui viva le stesse piogge, lo stesso secco, lo stesso gelo.
Nulla e nessuno lo distoglie dalla sua missione: dare il meglio di sé comunque, senza se e senza ma, fregandosene della nostra noncuranza e della nostra sufficienza quando vediamo marcire i suoi frutti.
Lui va oltre i nostri sguardi.

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