Un caffè senza zucchero – 2
7 novembre 2013 § 2 commenti
Passano le stagioni e i maglioni sono sempre quelli. Anche l’auto, con i suoi interni in similpelle, che ogni anno si aprono le cuciture e ci metto un pezzo di nastro adesivo di stoffa. La tinta non è proprio quella, ma c’è di peggio nella vita.
La casa, la mia casa, come dice Antonio che vive a Genova, sa di chiuso e di muffa. E poi non c’è nemmeno il mare. Pazienza.
Nella stanza che fa da salotto il caminetto è perennemente spento. C’è odore di fuliggine che ti graffia la gola. In cantina le bottiglie di vino hanno le etichette scollate. Il giardino è il regno delle ombre: erba alta un metro copre il manto verde soffocato dall’indifferenza. E’ come l’olio per il motore delle auto: quattrostagioni, pare sempre autunno. Autunno inoltrato. Una scopa caduta e un paio di stivali verdi piegati in due sono le uniche presenze umane.
Mi alzo dal tavolo fissando le tende bianche e immagino i bestioni che schiacciano la strada poco lontano, uno dietro l’altro e sogno una ferrovia che non c’è.
Pago il pranzo e il caffè. Nemmeno uno sguardo alla cameriera dietro al banco che mi offre una generosa scollatura.
Esco e rientro nel mondo che si muove. Cerco il biglietto nella tasca della mia giacca blu e appena lo sento sto già meglio. Guardo la mia auto e ora mi pare ancora più sbiadita. Il sole è nascosto da una nube grigia, il vento solleva polvere e una carta di un gelato alla frutta. A un paio di passi un uomo è seduto sulla panchina. Lo guardo tossire ripetutamente. Vorrei battergli la schiena ma mi fermo. Ho altro da fare.
(continua)
Mandi Bruno, simpri una vora biel e interessant leiti…..ancja si speri di vioditi prest, a Deveà di Majan al sares biel come chi ti ai scrit1 Statu mior? Ti speti prest, dino
# E cumò i continui a leiti!!!!
Mandi Dino. O stoi ben, grasie. O viot di cumbinà par lunis. Grasie ancje per tos peraulis: e fasin simpri ben. Bruno