Un caffè senza zucchero – 16
8 giugno 2014 § Lascia un commento
Siamo ancora sdraiati sulla panchina, mano nella mano, in silenzio. La sua testa è reclinata e si appoggia sulla mia spalla. Gli altri passano senza degnarci di uno sguardo. Socchiudo gli occhi e sfuoco l’immagine davanti a me. I colori si impastano e fluttuano lentamente come onde del mare. Lei è ancora immobile al mio fianco. Non so nemmeno il suo nome.
– Io abito dall’altra parte della città… – sussurra. Non è una domanda.
Pausa. Ancora colori sfuocati, ancora onde del mare colorato.
– Che dici? Ci andiamo?
E’ una domanda e quindi rispondo: – Certo. Come?
– Autobus!
Non è una domanda, ma rispondo ugualmente: – Ho un’idea migliore.
Ancora colori sfuocati, ancora mare.
– Cioè?
E’ una domanda: – In bicicletta!
Silenzio. Ancora colori, ancora mare.
– E va bene. Andiamo.
Mi alzo e mi guardo in giro. Colori nitidi ma senza mare. La vedo: vecchia ma intera e col ferro in mezzo. E poi è libera, senza catene che la legano a un palo.
E’ lì per noi. La prendo e le faccio cenno di sedersi sul ferro. Mi sorride e sale. Salgo e partiamo. Il vento ci accarezza i capelli e sorridiamo.
Due sconosciuti, felici come bimbi in bicicletta. Sfrecciamo in mezzo al traffico. Lei sorride e suona il campanello, si gira e mi dà un bacio. Sorrido e pedalo. Ogni tanto mi fa un cenno con la mano e io giro e pedalo. Lei sorride e suona il campanello.
– Ecco… Quella è casa mia.
Mi avvicino e mi fermo. Una casa lungo la via, un rettangolo vinaccia stretto e alto su tre piani, incastonato fra altre case a rettangolo, una di seguito all’altra, con le finestre bianche e vasi con fiori bianchi.
– Vieni, entriamo.
Entro e un profumo di agrumi mi dà il benvenuto. Appoggio lo zaino, tolgo il giubbotto e mi giro. Lei è lì che mi guarda e che aspetta un bacio.
I capelli bianchi e le rughe non riescono a nascondere la sua età, ma io mi perdo nei suoi occhi di ragazza, mentre le sue labbra accarezzano le mie.
(continua)
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