Un caffè senza zucchero – 10

13 maggio 2014 § Lascia un commento

images-4Scendo le scale senza guardare quelli che parlano sul pianerottolo. Mi sento leggero, oserei dire felice. Sì, felice è la parola corretta.La città mi accoglie col sorriso di un bimbo sul passeggino. Incrocio lo sguardo della mamma e saluto. Sento un peso strano in tasca: rovisto e mi ritrovo il cellulare. E’ spento da ieri. L’ultima volta che l’ho usato, ho inviato un sms a Milena. E chissà quante volte mi ha cercato. Trovo una panchina e mi siedo. Il sole del mezzogiorno scalda il mio viso e mi rilassa. Chiudo gli occhi e me resto immobile per un po’. Non ho nulla da fare se non starmene qui.
Alla fine mi decido e lo accendo. Aspetto alcuni istanti che l’apparecchio carichi il programma. E’ di nuovo vivo e sento i bip dei messaggi. Me ne frego. L’unico mio pensiero è Milena e allora digito: “Ciao Milena. Dove sono sto bene. Non cercarmi più”. Lo invio subito, prima di pentirmi. Controllo bene che sia inviato e poi spengo. Ecco fatto, tutto sistemato. Rimetto il cellulare in tasca e mi allungo, godendomi ancora il tepore del sole. Sorrido. La sensazione è unica: un misto di felicità e di leggerezza.
Mi alzo e cammino lentamente lungo il vialetto alberato. La sensazione di leggerezza continua a farmi compagnia. Cammino in mezzo alle persone e mi sento solo, beatamente solo. Non ho programmi né mete da raggiungere, niente ansie oppure orologi che girano vorticosamente. Sorrido e mi accorgo che anche le persone che incontrano il mio sguardo mi sorridono.
Cammino e cammino. Il quartiere è ora cambiato: non è più città ma un sobborgo. Pare un paese ed è fuori luogo qui a due passi dalla città . Vecchie case addossate una sull’altra con androni che si aprono e che svelano vecchi cortili abbandonati. Finestre chiuse con inferriate arrugginite e manifesti sbiaditi e strappati di un circo che forse non esiste più. Il circo: una volta ci sono stato e mi ricordo dei cavalli bianchi con le bordature rosse. Eleganti e precisi nei movimenti. E mi ricordo della loro disinvoltura nel cagare lì in mezzo alla pista fra un numero e l’altro.
– E’ proprio vero che al culo non si comanda! – dico a mezza voce.
Poi alzo lo sguardo e vedo l’insegna: “trattoria alla lanterna”. Sì, ho fame. I cavalli mi fanno questo effetto.
(continua)

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