Un caffè senza zucchero – 20
26 giugno 2014 § Lascia un commento
Mi sveglio mentre il mondo attorno a me è già in movimento. Apro gli occhi e non mi muovo: voglio vedere lo spettacolo che mi circonda. Sono immobile come una pianta, come un cespuglio che nessuno nota. Persone a piedi, indaffarate, disegnano linee rette davanti al mio orizzonte. Un barbone. Sì, mi sento un barbone e lo trovo bello, me lo sento addosso.
Oggi non ho doveri né impegni, né appuntamenti. Il mio unico daffare è decidere che cosa fare. Mi alzo e raccolgo lo zaino e lentamente mi dirigo verso la stazione. Ho bisogno di un bagno, voglio rinfrescarmi. Il sole mi scalda l’anima mentre incrocio lo sguardo di quelli che mi sfiorano, persi nel loro vicino futuro, forse programmato da qualcun altro.Li guardo: paiono automi con gambe sforbicianti e braccia penzolanti, con un enorme orologio al posto del viso, scandito in un moto perpetuo dal ticchettio delle lancette che scorrono incessantemente e che un giorno, improvvisamente, si fermeranno senza più ripartire.
Orologi, orologi, orologi. L’uomo ha tentato invano di imprigionare il tempo, ma è una lotta persa in partenza: come ingabbiare il vento o riempire una cesta d’acqua.
Sorrido perché sono felice. I bagni della stazione sono puliti e profumati di buon mattino, e questo è già un miracolo. Me ne esco e dirigo verso il bar.
– Un caffé, per favore – la ragazza mi guarda con sospetto. Prendo la moneta e la appoggio sul banco. Tanto basta per rassicurarla e vederla armeggiare alla macchina.
– Strano – mi chiedo – solo pochi giorni fa una scena così non l’avrei immaginata con me stesso come protagonista. Già, pochi giorni. Allungo il braccio e sentenzio: – Me ne tenga due, per favore.
– Ne vuole un altro?
– No. Quell’altro lo offra lei a qualcuno che non può permetterselo, per cortesia.
Mi guarda seria, poi sorride impacciata.
– Veramente – aggiungo ed esco.
– Grazie – sento dire ma non mi giro. Cammino e rifletto su quanto poco basta per sorprendere il prossimo.
Cammino mentre l’aria accarezza i miei capelli. Respiro profondamente e risento il profumo del mare. Sì, questa è la direzione giusta. Un autobus compare e sfiora la mia ombra, ma io vado a piedi.
(continua)
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