Un caffè senza zucchero – 19

20 giugno 2014 § Lascia un commento

images-4Il silenzio mi sveglia. Strano ma è così. Mi guardo in giro stralunato: non so quanto ho dormito. E’ notte e il treno sta sfrecciando coperto dal buio, come un fantasma di ferro prigioniero delle sue rotaie. Mi rilasso mentre tutto rallenta e si adagia dentro una stazione che mi riporta a qualcosa di familiare. Cerco di ricordare ma invano. Chiudo gli occhi e sento un lieve profumo di mare. Ecco! Quel nome ha a che fare col mare! Scatto in piedi, prendo lo zaino, il giubbino e mi precipito alla porta, aspetto il klag e la apro, catapultandomi sulla banchina. Lascio la stazione e nel mentre realizzo che è buio, buio pesto, notte fonda. Mi fermo e chiudo ancora gli occhi e risento quel lieve profumo di mare. Realizzo che per ora è meglio trovare un posto per dormire e al mattino mettersi in cammino. In cammino? Sì, voglio camminare fino al mare anche se non so quanto è distante o, meglio ancora, quanto è vicino: comunque sia ci voglio andare a piedi. Mi sento preda della voglia di camminare, di contare solo sulle mie gambe, di fare una sorta di pellegrinaggio, un piccolo omaggio al dio delle onde.
Intravedo una piccola aiuola con un po’ d’erba e un albero: l’ideale per me. Mi siedo appoggiando la schiena all’albero, sistemo lo zaino di lato e chiudo gli occhi. Sorrido e penso che non ho mai dormito così. Penso ai barboni che lo fanno ogni notte e che dopotutto non è una cosa da barboni… Anzi, forse è una cosa da barboni… E’ che siamo noi che pensiamo sia una cosa brutta, da non fare, ma dopotutto è bello. Che c’è di male? Eppure tutte quelle volte che ho visto un barbone dormire in stazione o sulle panchine o sdraiato sul marciapiedi sono rabbrividito. Ora sono io quel barbone e non ci trovo nulla di che. Riapro gli occhi e guardo il cielo. Il buio mi regala uno spettacolo che avevo dimenticato: le stelle se ne fottono degli uomini che non le guardano e continuano a brillare ogni notte. Brillano per se stesse e forse per chi osa alzare lo sguardo.
Sento dei passi e trattengo il respiro. Vedo un’ombra deambulare claudicante che passa accanto a me e poco dopo scatarra sonoramente. Per questa notte può bastare.
(continua)

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