Un caffè senza zucchero – 22

12 luglio 2014 § Lascia un commento

illyquore_illy-freddo_h560Sono ore che spacco legna con l’accetta e ho la schiena a pezzi. Ricky mi guarda da lontano e ogni tanto sonnecchia, forse cullato dal mio ritmo lento e monotono. Non mi ricordo di aver fatto tanta fatica. Forse una volta quando ho aiutato Luca a traslocare. Una faticaccia. Anche questa è una faticaccia, ma è piacevole. Sono felice qui a casa di sconosciuti, faticare e sudare per un pasto e una notte al caldo. La signora si è preoccupata un paio di volte di dirmi di riposarmi “che tanto non ci corre dietro nessuno!”. Ma io lo faccio per diletto. Potevo tirare via dritto e cercare una locanda, ma il piacere di toccare un’altra mia vita è impareggiabile. Guadagnarmi con la fatica il diritto di sedere a tavola con chi mi ha dato fiducia guardandomi in faccia, mi soddisfa.
Ehi ragazzo, ora basta. Vieni, è pronta la cena – l’uomo mi chiama e sorride, sfidandomi – Non ci avrei scommesso una birra prima che ti saresti fermato a lavorare, e poi che avresti tenuto il ritmo!
Lo guardo e so che dice la verità.
Nemmeno io, nemmeno io – aggiungo mentre mi lavo le mani.
A tavola scopro che sono persone gioviali e non mi fanno le solite domande se non: – Dove sei diretto?
Mastico lentamente e rispondo: – Al mare. Cerco il mare.
E ci vai a piedi?
Sì, non ho altro.
Se vuoi, ti ci porto io con l’auto.
No, grazie. Preferisco camminare – rispondo senza pensare e la cosa mi piace. Solo pochi giorni fa non ci avrei pensato per nulla a muovermi sulle mie gambe.
La cena è abbondante, anche troppo, e il vino non manca. Poi chiedo: – Signora, posso usare la sua lavatrice?
Nemmeno per sogno, ragazzo – chiosa e sorride – quella è mia e la tocco solo io! – mi guarda e sorride ancora – dammi la tua roba che ci penso io.
Non aggiungo altro. Vorrei dirlo, ma mi trattengo: sono stato fortunato.
Approfitto e mi faccio una doccia lunga e calda. E penso a Serena e ai suoi occhi. Il mare, mi ricordano il mare. Chissà poi perché il mare. Cos’ha che attrae il mare? Quando cerchi te stesso, il mare è lì per te. Ti ascolta e si lascia guardare e un senso di infinito ti penetra dentro prima che tu te ne accorga. Ti ritrovi avvolto dal ritmo delle sue onde e perso sul filo dell’orizzonte. Il mare ti dà quello che la terra non può darti e che tu non possiederai mai. Ti regala la nostalgia di un luogo che è sempre al di là di ogni cosa. Il mare culla i tuoi pensieri, li chiama a sé, li accarezza e poi te li rende, lasciandoti nel vuoto. Forse il mare è la madre dei nostri dubbi, la mano dove appoggiare la nostra anima e lasciarla dondolare.
Esco dalla doccia e mi avvolgo in un telo bianco che pare una vela. Rimango seduto e accartocciato come una crisalide avvolta nel suo bozzolo. Lì, al buio, ricompaiono nitidi gli occhi di Serena.
(continua)

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